09 Apr, 2026 - 14:30

Aeroporto Perugia, la crescita record cozza contro il muro sulle assunzioni: Fit Cisl e Ugl minacciano lo stop

Aeroporto Perugia, la crescita record cozza contro il muro sulle assunzioni: Fit Cisl e Ugl minacciano lo stop

C’è un paradosso che inizia a pesare come un macigno sull’asfalto della pista dell’Aeroporto Internazionale San Francesco d’Assisi. Mentre i tabelloni delle partenze segnano un riempimento dei voli mai visto prima per il primo trimestre 2026 e i contatori dei varchi di sicurezza certificano il sorpasso record dei 620.000 passeggeri nel consuntivo 2025, nel retrobanco della politica regionale le lancette sembrano essersi invece drammaticamente fermate. Tanto da far scattare l’ultimatum dei sindacatiFit Cisl e Ugl Trasporti Umbria hanno infatti alzato il tiro, chiedendo non più un semplice incontro, ma un intervento d’urgenza della Regione per sbloccare accordi firmati e ora inspiegabilmente congelati. Accordi che prevedono nuove assunzioni e welfare per i lavoratori, ma che rischiano di naufragare nell’imminente balletto del rinnovo del Consiglio di Amministrazione di Sase, la società di gestione dello scalo umbro.

Se la pista del San Francesco è ben visibile sui radar delle compagnie low cost, altrettanto visibile è il muro contro cui i rappresentanti dei dipendenti stanno sbattendo da mesi. La denuncia, affidata a un comunicato firmato da Fabio Ciancabilla e Mirko Rossi, è di quelle che non lasciano spazio a interpretazioni morbide: la Regione Umbriasocio di maggioranza assoluta, latita. E lo fa proprio nel momento in cui la crescita infrastrutturale richiederebbe uno scatto in avanti in termini organizzativi, per ambire a quel traguardo simbolico e sostanziale del milione di transiti capace di affrancare lo scalo dall’eccessiva dipendenza dalle casse pubbliche regionali.

Il fronte caldo degli accordi disattesi: “La firma in Prefettura oggi è lettera morta”

Al centro della tempesta c’è un documento ben preciso, un accordo siglato in sede prefettizia nell’aprile del 2025 tra la società Sase Spa e le sigle Fit Cisl e Ugl Trasporti. Un patto che non era un libro dei sogni, ma una tabella di marcia vincolante legata a un dato oggettivo: all’aumentare dei passeggeri, doveva aumentare proporzionalmente anche la pianta organica dei dipendenti diretti. Con i 620mila viaggiatori del 2025 certificati, quella clausola è matematicamente scattata. E non solo: dal gennaio 2026 sarebbe dovuto entrare in vigore anche l’aumento concordato dell’importo dei buoni pasto.

Eppure, a quasi quattro mesi dall’inizio dell’anno, nei cedolini e negli uffici del personale non è cambiato nulla. “Ad oggi i citati accordi sono rimasti lettera morta, scrivono i sindacalisti, puntando l’indice non tanto verso i vertici operativi di Sase, quanto verso il controllo asfissiante della politica. La ragione del blocco, secondo quanto ricostruito, è da ricercarsi nell’imminente cambio del Consiglio di Amministrazione. Un passaggio di consegne che, di fatto, ha ingessato ogni decisione gestionale di rilievo. “Tutto resta bloccato per volontà del socio di maggioranza, ossia la Regione Umbria, tuonano Ciancabilla e Rossi, ricordando come le richieste di incontro formalmente indirizzate alla Presidente Stefania Proietti – che detiene la delega diretta sullo scalo – siano cadute nel vuoto più assordante.

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La tensione non riguarda solo il portafoglio dei lavoratori o l’organico, ma la visione strategica di un’infrastruttura che in Umbria non è considerata più un lusso, bensì un asset di sopravvivenza economica per il turismo e l’internazionalizzazione delle imprese. I numeri del primo trimestre 2026, che le sigle sindacali definiscono “ottimi”, raccontano di uno scalo che ha ingranato la marcia giusta. Ma senza un adeguamento strutturale, avvertono i sindacati, si rischia di perdere slancio proprio ora che il San Francesco potrebbe davvero puntare a ridurre l’incidenza dei fondi pubblici sul proprio bilancio.

La critica si fa aspra quando si parla di piano industriale. La Regione, lamentano Ciancabilla e Rossi“ha tenuto per sé le scelte senza mai condividerle in termini partecipativi con le Organizzazioni Sindacali. Un isolamento decisionale che stride con la complessità del momento. “Non può essere solo continuità territoriale, incalzano i segretari, “serve un vero adeguamento organizzativo e amministrativo. In sostanza: per accogliere un numero crescente di viaggiatori servono mani e teste nuove, non solo rotte estive.

Il messaggio lanciato oggi da Perugia ha il sapore di un ultimatum irrevocabile. Se la convocazione del tavolo regionale dovesse ulteriormente slittare o, peggio, essere negata, la risposta sarà regolata da un dispositivo ben noto a chi si occupa di servizi pubblici essenziali. *“Ci troveremo costretti a procedere secondo i termini previsti dalla Legge 146/90”*, è la chiosa del comunicato. Tradotto dal linguaggio sindacale: se la politica non si siede a discutere, l’Aeroporto di Perugia rischia di fermarsi per sciopero. Una prospettiva che, in piena fase di decollo dei voli estivi, rappresenterebbe un danno reputazionale ed economico che l’Umbria, proprio ora, non può permettersi. La palla, adesso, è pesantissima ed è tutta nel campo della Regione.

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Federico Zacaglioni
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