Per oltre trent’anni il nome di Aldo Tarquini ha camminato insieme a quello di Terni ogni volta che si parlava di piani, progetti, trasformazioni urbane. Architetto, dirigente e per anni direttore generale del Comune, negli anni Novanta assessore provinciale alla pianificazione territoriale nella giunta Provantini, è stato uno dei protagonisti silenziosi della città-cantiere: dall’ex Sir al nuovo Piano regolatore generale del 2008, passando per le tante operazioni che hanno ridisegnato il centro. Oggi Terni lo saluta ricordando la competenza rigorosa, l’impegno civile e quella idea esigente di interesse pubblico che ha guidato tutta la sua vita professionale. L’ultimo saluto è in programma domani, giovedì 19 febbraio, nella sala del commiato di via Gonzaga a Collerolletta, con la camera ardente aperta dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19. Per sua volontà, il corpo sarà cremato e le ceneri disperse nel fiume Nera in forma strettamente privata.
La notizia della scomparsa, avvenuta a pochi mesi dal suo ottantesimo compleanno, ha scosso non solo il mondo tecnico e professionale, ma tutta la comunità ternana. Il primo a ricordarlo con parole cariche di affetto e stima è stato il senatore del Partito Democratico, Walter Verini, che in Tarquini riconosce un maestro di pensiero e azione.
“Aldo Tarquini è stato un protagonista autentico dei cambiamenti della sua Terni, un intellettuale che ha fatto della scienza urbanistica e dell'architettura la ragione della sua vita. E lo ha fatto lasciando un segno forte anche nella regione e nel Paese”, dichiara Verini. “La sua generazione - e lui stesso - ha fatto dello studio, della cultura e del confronto anche lo strumento per cambiare in meglio la vita delle città e la società. Aldo ha perciò sempre intrecciato il suo lavoro di progettazione, le sue ricerche, le sue pubblicazioni con l'impegno politico e civile, fondato sugli ideali e i valori forti della Terni industriale ed operaia e sulla concretezza riformista. I suoi interventi avevano il fascino della profondità di pensiero. E ha sempre servito con 'disciplina e onore' la cosa pubblica”.
Un ritratto, quello del senatore, che restituisce l’immagine di un uomo capace di coniugare l’astrazione del pensiero teorico con la dura concretezza del fare amministrativo.
Sulla stessa lunghezza d’onda il ricordo del consigliere regionale Francesco Filipponi, che lo ha voluto omaggiare a nome dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. “Terni dice addio ad Aldo Tarquini, autore di molteplici piani e progetti per la città. Nonché responsabile tecnico dell’urbanistica cittadina e per anni direttore generale del Comune. Una figura che ha rivestito una notevole importanza per Terni. Un uomo che ha avuto una visione della città di Terni e del suo sviluppo”.
Formatosi come architetto, Tarquini ha legato indissolubilmente la propria carriera alle istituzioni locali a partire dagli anni Settanta. Per quasi quarant’anni è stato la mente tecnica dell’urbanistica cittadina, guidando l’ufficio che ha dovuto gestire il passaggio epocale dalla città della grande fabbrica all'era post-industriale.
Il suo ruolo di direttore generale del Comune lo ha proiettato in una sfera di responsabilità ancora più ampia. Anche se aveva già ricoperto ruoli apicali, come l’incarico politico di assessore provinciale alla pianificazione territoriale negli anni Novanta, quando nella giunta guidata da Alberto Provantini ha portato la sua visione strategica oltre i confini comunali.
Il Partito Democratico di Terni, in una nota, ha voluto sottolineare il vuoto che lascia nella comunità democratica e progressista. Per i democratici ternani, Tarquini "è stato un punto di riferimento autorevole e appassionato, capace di mettere la sua intelligenza al servizio della città, unendo studio e impegno civile. La sua eredità - spiegano - è fatta di serietà e visione, qualità che gli hanno permesso di lasciare un segno tangibile a livello locale e ben oltre. Un uomo che ha servito le istituzioni con disciplina e onore, distinguendosi per profondità di pensiero e rigore riformista, tratti che hanno contraddistinto l'intero suo cammino umano e politico".
Il nome di Tarquini è indissolubilmente legato alle operazioni urbanistiche più significative degli ultimi decenni. Ha lavorato all'importante riqualificazione del centro storico durante le giunte Ciaurro e successivamente con quelle di Paolo Raffaelli. Ha firmato la rigenerazione dell’area dell’ex Siri, trasformatasi in un polo culturale con la nascita del Museo cittadino e del Teatro Secci. Ha cercato di interpretare il cambiamento del tessuto urbano senza divaricarsi dalla fascinazione del mito ridolfiano e dall'eredità del grande urbanista.
Il suo lascito più imponente, però, rimane l’impianto tecnico-amministrativo del Piano regolatore generale approvato nel 2008. Elaborato a partire dall’impostazione di Paolo Portoghesi, quel piano è stato l’ultimo elemento di programmazione territoriale della città.
Nel corso degli anni, Aldo Tarquini ha affiancato al lavoro nei palazzi istituzionali una produzione saggistica che racconta, con sguardo insieme tecnico e critico, la trasformazione delle città. "La forma della città industriale. Terni. Il progetto delle parti" è il volume in cui mette a sistema decenni di studi e progetti sulla Terni delle acciaierie, ricostruendo 130 anni di pianificazione, dalla ricostruzione al recupero dei quartieri storici, fino al riuso delle aree industriali dismesse. Già nel 1998, con "Lo sviluppo industriale nei nuovi PRG delle città umbre", aveva analizzato il rapporto tra industria e pianificazione ai livelli locale e regionale, proponendo chiavi di lettura sulla città contemporanea che avrebbero alimentato anche gli interventi successivi.
Tra le tante testimonianze che in queste ore stanno affollando i social e le chat cittadine, spicca per intensità e profondità quella di Alessandro Gentiletti, avvocato, ex consigliere comunale e presidente di Terni Valley. Il suo è il ritratto di un uomo visto non solo come pubblico amministratore, ma come persona capace di lasciare il segno in un incontro casuale.
“Con Aldo Tarquini se ne va un gigante che merita di essere ricordato con gratitudine”, scrive Gentiletti. “Lo conobbi pochi anni fa, alla presentazione di un libro-ricerca alla Bct sulle trasformazioni della città di Terni della professoressa Cecilia Cristofori. Si presentò lui. Parlammo a lungo. Fui profondamente affascinato, dalla sua cultura e dalla sua lucida ironia. Portava, con profonda e seria leggerezza, il peso del suo nome e di quello che aveva rappresentato per Terni. Consapevole che quando si hanno ruoli di primissimo piano come li ha avuti lui e si ha il coraggio di prendere decisioni, ci sono sempre due popoli e non bisogna averne paura”.
Gentiletti nel suo ricordo tocca il cuore del lascito materiale di Tarquini, elencando ciò che oggi appare scontato ma che senza una visione programmatica non sarebbe stato possibile: “È grazie a lui se aree fino a pochi decenni fa inesistenti sono state riqualificate. Se la città è urbanisticamente un po' più accogliente, più moderna e all'altezza delle sue aspirazioni, ancora incompiute. Di amministratori e manager così, capaci di avere una visione di insieme e un orizzonte programmatico chiaro, ce ne sono purtroppo sempre meno, quando ce ne sarebbe davvero sempre più bisogno”.

A raccontare la natura schiva e riservata del personaggio è anche la scelta per il suo addio. Aldo Tarquini ha deciso di non avere una sepoltura tradizionale. Dopo la cremazione, che avverrà in forma strettamente privata domani, le sue ceneri saranno disperse nel fiume Nera, un gesto intimo che lo restituisce a uno dei paesaggi simbolo del territorio che ha contribuito a pianificare. Un ritorno alla natura che chiude il cerchio di una vita spesa a interrogare i rapporti tra città e ambiente. Oggi, guardando il profilo della città, molto di ciò che appare acquisito e scontato porta la sua firma. Non una firma visibile sui muri, ma incisa nei processi, nelle regole e nella struttura stessa della città moderna.