Si è spento nella notte tra il 21 e il 22 gennaio, all’età di 89 anni, Arnaldo Manini, imprenditore assisano e Cavaliere del Lavoro, fondatore della Manini Prefabbricati figura di primo piano dell’industria italiana del prefabbricato in cemento armato.
Una vita lunga e operosa, segnata da una passione autentica per il lavoro e da una visione imprenditoriale capace di coniugare tradizione, innovazione e responsabilità sociale. La sua scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio, provenienti dalle istituzioni, dal mondo produttivo e da semplici cittadini che nel suo percorso hanno riconosciuto un esempio concreto di impresa etica e lungimirante.

Il racconto delle sue origini professionali lo aveva affidato lui stesso nel 2023, in un’intervista rilasciata ad Assobeton, all’indomani del conferimento dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro.
«Ho iniziato quasi per caso dopo essere tornato dal militare e con in mano il diploma di geometra presso l’Alfa Prefabbricati di Perugia, dove mi sono innamorato del settore e dove ho avuto persone che mi hanno guidato ed indirizzato», raccontava.
Un incontro fortuito che si trasformò in vocazione. In quell’ambiente Manini comprese le potenzialità di un comparto allora ancora giovane e intuì che avrebbe potuto contribuire a renderlo più efficiente, moderno e competitivo.
«Ho capito che potevo metterci del mio per rendere quel settore più innovativo e performante. Per certi versi credo anche di esserci riuscito», aggiungeva con la sobrietà che lo ha sempre contraddistinto.
Sessantatré anni fa, ad appena 26 anni, Arnaldo Manini fondò una piccola impresa artigianale, inizialmente impegnata nella produzione di travetti in cemento. Era l’inizio di un percorso destinato a crescere in modo costante, senza mai perdere il legame con il territorio e con il valore del lavoro quotidiano.
Nel tempo, l’azienda si specializzò nella produzione di manufatti in cemento armato, fino a diventare uno dei punti di riferimento nazionali nel settore del prefabbricato industriale.
Una crescita costruita passo dopo passo, senza scorciatoie, fondata su competenze tecniche, affidabilità e capacità di anticipare i cambiamenti del mercato.
Oggi Manini Prefabbricati rappresenta una realtà industriale di primo piano, con quattro stabilimenti produttivi situati a Bastia Umbra, Aprilia e Somaglia (Lodi), oltre 300 dipendenti e collaborazioni con alcuni dei principali marchi nazionali e internazionali.
Tra i clienti figurano nomi di assoluto rilievo come Dolce&Gabbana, Johnson&Johnson, Mercedes-Benz, Amazon, DHL, Heineken, a testimonianza di una reputazione costruita su qualità, affidabilità e capacità progettuale.
Un’impresa umbra capace di competere su scala globale, mantenendo però una forte identità territoriale.
Uno degli elementi distintivi della visione di Arnaldo Manini è sempre stata la convinzione che innovare non fosse un costo, ma un investimento.
Non a caso, il gruppo destina stabilmente il 2% del fatturato alla ricerca e sviluppo, un dato significativo nel panorama industriale italiano.
L’azienda detiene oggi 12 brevetti, tra cui il modulo “Ondal”, la prima struttura prefabbricata a tegole alari per la realizzazione di tetti interamente in cemento armato, e il sistema “Manini Connect”, tecnologia avanzata di monitoraggio in tempo reale degli edifici prefabbricati.
Un sistema capace di rilevare anomalie statiche e dinamiche provocate da sismi, nubifragi o eventi atmosferici estremi, anticipando i temi della sicurezza e della resilienza delle costruzioni.
Chi lo ha conosciuto ricorda Arnaldo Manini come un uomo riservato, concreto, poco incline all’autoreferenzialità. Un imprenditore che credeva nel valore delle persone, nella formazione continua e nel lavoro come strumento di crescita collettiva.
La sua carriera dimostra come anche da una piccola impresa locale possa nascere un gruppo industriale moderno, se guidato da visione, competenza e passione.

Alla notizia della sua scomparsa sono giunti numerosi messaggi di cordoglio, non solo dalle istituzioni e dal mondo economico, ma anche da cittadini che hanno voluto ricordare l’uomo prima ancora dell’imprenditore.
Arnaldo Manini lascia un’eredità che va oltre i numeri e i bilanci: una testimonianza concreta di come l’impresa possa essere motore di sviluppo, innovazione e responsabilità sociale.
Un esempio silenzioso ma duraturo, destinato a continuare a vivere nel lavoro di chi ha condiviso con lui questo lungo cammino industriale.