Dalla filiera lattiero-casearia alla rigenerazione ambientale: è su questo asse che si sviluppa il progetto Siero, la sperimentazione avviata in Umbria per la bonifica sostenibile delle falde acquifere contaminate da solventi clorurati.
L’appuntamento operativo è fissato per mercoledì 1° aprile, alle 15.30, nello stabilimento del Gruppo Grifo Agroalimentare di Ponte San Giovanni, dove sarà presentato ufficialmente l’intervento e avviata la prima iniezione di siero di latte nel sottosuolo.
Un passaggio simbolico e tecnico insieme, che segna l’avvio concreto di un progetto pilota destinato a coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione degli scarti produttivi, in una logica pienamente riconducibile ai principi dell’economia circolare.
Il cuore del progetto è rappresentato dall’applicazione della tecnologia Enhanced Reductive Dechlorination (ERD), un processo che sfrutta i batteri già presenti nel sottosuolo per degradare gli inquinanti. L’elemento innovativo introdotto dalla sperimentazione umbra è l’utilizzo della scotta di siero di latte - sottoprodotto della lavorazione casearia - come substrato organico per alimentare l’attività microbiologica.
In pratica, il siero viene iniettato nella falda per favorire lo sviluppo dei microrganismi in grado di “rompere” le molecole dei solventi clorurati, trasformandole in composti meno impattanti. Una soluzione che riduce l’uso di sostanze chimiche esterne e consente di intervenire direttamente nel sottosuolo con un approccio naturale e progressivo.
L’area individuata per l’intervento è quella di Balanzano, nel territorio comunale di Perugia, dove è stata rilevata una contaminazione diffusa delle acque sotterranee da composti organoclorurati. In particolare, nel pozzo P41 di proprietà del Gruppo Grifo Agroalimentare - utilizzato per l’approvvigionamento idrico dello stabilimento - è stata registrata una concentrazione di tetracloroetilene pari a 610 microgrammi per litro, a fronte di un limite normativo di 1,1 microgrammi.
Una situazione che ha reso necessario il ricorso alla rete idrica pubblica, con conseguenti costi aggiuntivi per l’azienda, e che ha evidenziato la necessità di soluzioni innovative per la bonifica su scala territoriale.
Il progetto Siero nasce da un accordo tra Regione Umbria, Arpa Umbria, Ramboll Italy e Gruppo Grifo Agroalimentare, formalizzato ai sensi dell’articolo 15 della legge 241 del 1990. Un modello di collaborazione che mette insieme competenze istituzionali, scientifiche e industriali per affrontare una criticità ambientale complessa.
Alla presentazione interverranno, tra gli altri, l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca, il direttore generale di Arpa Umbria Alfonso Morelli, il country manager director di Ramboll Italy Andrea Campioni e il presidente del Gruppo Grifo Agroalimentare Carlo Catanossi. Prevista anche la partecipazione di tecnici e rappresentanti dei servizi regionali, dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche e dell’ITS Umbria Academy.
Dopo la fase di avvio, il progetto entrerà nella sua dimensione operativa con un piano di monitoraggio della durata di sei mesi. Arpa Umbria sarà responsabile delle attività di campionamento e analisi delle acque, con l’obiettivo di verificare l’efficacia del trattamento nel tempo e valutare la riduzione delle concentrazioni di inquinanti.
La durata complessiva dell’accordo è di 12 mesi e, secondo quanto previsto, l’intervento non comporta costi diretti per la Regione Umbria. Un elemento che rafforza il carattere sperimentale e sostenibile dell’iniziativa, anche sotto il profilo economico.
L’obiettivo, oltre alla bonifica dell’area interessata, è quello di testare un approccio potenzialmente replicabile in altri contesti caratterizzati da inquinamento diffuso delle falde. La tecnica ERD, già utilizzata in interventi puntuali, viene qui applicata su scala più ampia, con l’intento di verificarne l’efficacia in un sistema territoriale complesso.
Alla base c’è anche un lavoro scientifico preliminare, condotto con l’Università degli Studi di Milano, che ha evidenziato la presenza diffusa di solventi clorurati negli acquiferi alluvionali umbri, contribuendo a definire il perimetro dell’intervento.
Il progetto Siero si inserisce nel quadro delle politiche regionali orientate alla sostenibilità e all’economia circolare, trasformando un sottoprodotto industriale in una risorsa per la tutela ambientale. La scotta di siero, normalmente destinata ad altri utilizzi o allo smaltimento, diventa così un elemento chiave per la rigenerazione delle matrici ambientali.
Un approccio che punta a ridurre l’impatto delle attività produttive, valorizzando al tempo stesso le filiere locali e promuovendo soluzioni integrate tra ambiente ed economia.