20 Jan, 2026 - 19:00

AST Arvedi, sindacati all’attacco: "Il tavolo di monitoraggio non decolla. Mancano allegati e confronto con la Regione"

AST Arvedi, sindacati all’attacco: "Il tavolo di monitoraggio non decolla. Mancano allegati e confronto con la Regione"

Un accordo celebrato come pilastro della politica industriale nazionale, ma che a sette mesi dalla sua stipula mostra crepe profonde nel metodo. Mentre a Roma e Perugia si susseguono annunci sul rilancio sostenibile di Acciai Speciali Terni Arvedi, nella città dell’acciaio cresce l’amarezza e la frustrazione dei sindacati. Fim, Fiom, Uilm e le confederazioni territoriali Cgil, Cisl e Uil di Terni alzano oggi un muro di critiche contro il Governo e, in particolare, la Regione Umbria. Il motivo è duplice e scotta: il tavolo di monitoraggio previsto dall’accordo non è mai stato convocato, e gli allegati tecnici, i documenti che dovrebbero tradurre in impegni operativi le promesse, sono ancora un mistero. Una situazione che le organizzazioni dei lavoratori definiscono “politicamente e istituzionalmente non corretta”, soprattutto mentre l’assessorato regionale all’Ambiente sforna iniziative sul nickel e la qualità dell’aria presentate come “prima applicazione concreta” di quell’accordo stesso.

Il comunicato congiunto diffuso è un atto di accusa netto. Partendo dalle dichiarazioni del Viceministro del MIMIT alla Camera, che ha ribadito il ruolo strategico del patto siglato l’11 giugno 2025, i sindacati inchiodano le istituzioni alle loro responsabilità. “È doveroso ricordare al Governo e alla Regione Umbria”, si legge, “che dalla firma dell’Accordo di Programma sono trascorsi sette mesi senza che sia stato attivato il previsto meccanismo di monitoraggio”. Un meccanismo che il testo pattuito colloca “presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy” con il preciso mandato di “monitorare il rispetto degli impegni e delle tempistiche” e, fatto non secondario, “con il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali”. Un involucro vuoto, ad oggi.

Il divario tra gli annunci istituzionali e la realtà del confronto

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sembra essere stata proprio l’iniziativa della Regione Umbria sulla qualità dell’aria, con focus specifico sui metalli come il nickel. Un tema delicatissimo per la comunità ternana, storicamente sensibile alle questioni ambientali collegate allo stabilimento. Eppure, anche su questo, il metodo è stato quello dell’annuncio unilaterale. “Ci saremmo aspettati dalla Regione Umbria l’apertura di un confronto preventivo e intermedio, che poteva essere anche sul tema del nickel e della qualità dell’aria”, affermano i sindacati, ricordando di aver già partecipato a un incontro chiarificatore in Prefettura sull’ambiente lo scorso marzo. Invece, niente. La percezione che trapela è chiara: si preferisce alimentare il dibattito pubblico con spot positivi, lasciando in un cono d’ombra gli strumenti di verifica e la condivisione delle scelte con chi nell’azienda ci lavora tutti i giorni.

Qualità dell'aria nella Conca ternana. Parte il progetto per la mappatura spaziale delle emissioni

L’assenza degli allegati tecnici, poi, non è un tecnicismo burocratico. Per le organizzazioni sindacali, quei documenti sono elementi di sostanza per la tenuta dell’accordo. Senza di essi, ogni valutazione sugli impegni assunti da Arvedi e dalle istituzioni per il potenziamento produttivo, la sostenibilità ambientale e la tutela occupazionale rimane vaga, sospesa nell’aria quanto il nickel di cui si discute. È il cuore del malcontento: si rischia di trasformare un atto ambizioso in un “contenitore di enunciazioni”, privando i lavoratori di una reale garanzia sul proprio futuro.

Una governance inceppata in un mercato globale instabile

La protesta sindacale non nasce solo da una questione di forma o rispetto delle procedure. Affonda le radici in una fase economica globale che Fim, Fiom, Uilm, Cgil, Cisl e Uil definiscono esplicitamente “segnata da forte instabilità e incertezza”. In un contesto del genere, lasciare inattivo il tavolo di monitoraggio significa privare il percorso di AST di un fondamentale organo di regolazione e verifica in tempo reale. Significa anche perdere l’opportunità di un confronto strutturato che possa aggiustare il tiro di fronte alle turbolenze dei mercati dell’acciaio, proteggendo gli investimenti, l’occupazione e la transizione ecologica.

Il messaggio finale delle organizzazioni è di determinazione, ma anche di allarme. Continueranno a esercitare il loro ruolo per i lavoratori diretti, somministrati e dell’indotto, per trasformare le parole in fatti. Ma perché questo avvenga, serve un immediato cambio di passo da parte del Governo e della Regione Umbria. La convocazione del tavolo di monitoraggio e la consegna degli allegati tecnici non sono richieste formali, ma il presupposto minimo per dare credibilità a un accordo che non può vivere solo di dichiarazioni ufficiali, mentre a Terni si attende, in un silenzio sempre più assordante, di vedere concretamente il proprio futuro prendere forma.

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Federico Zacaglioni
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